FONDO DI SOLIDARIETÀ A TUTELA DEL CONIUGE IN STATO DI BISOGNO. ECCO COME ACCEDERVI

Infatti, il Ministero della Giustizia con decreto del 15.12.2016, pubblicato il 14.01.2017, ha dato attuazione ad una norma della legge di stabilità 2016 che ha istituito – in via sperimentale per gli  anni 2016 e 2017 – il Fondo di solidarietà che consente al coniuge in stato di bisogno che non è in grado di provvedere al mantenimento proprio e figli conviventi di ottenere un importo non superiore a quello dell’assegno dovuto e non percepito.

Può accedere al Fondo il coniuge separato, titolare del diritto all’assegno di mantenimento:

  • Convivente con figli minori o figli maggiorenni portatori di handicap grave;

  • Che non abbia ricevuto l’assegno periodico a titolo di mantenimento per inadempienza del coniuge che vi era tenuto;

  • La cui posizione reddituale e patrimoniale (risultante dall’ISEE) sia inferiore o uguale a euro 3.000,00;

  • Che abbia infruttuosamente esperito le procedure di recupero del credito nei confronti del coniuge inadempiente.

Per accedere al Fondo è necessario compilare apposita istanza, in conformità al modulo (FORM) disponibile in un’area dedicata del sito internet del Ministero della Giustizia (www.giustizia.it).

L’istanza – da depositare nella cancelleria del Tribunale del Capoluogo del distretto sede della Corte di Appello in cui risiede il richiedente  (ad esempio, per i residenti nel distretto della Corte di Appello di Salerno sarà competente il Tribunale di Salerno) – deve contenere a pena di inammissibilità:

  1. Le generalità e i dati anagrafici del richiedente;

  2. Il codice fiscale;

  3. L’indicazione degli estremi del proprio conto corrente bancario o postale;

  4. L’indicazione della misura dell’inadempimento del coniuge tenuto a versare l’assegno di mantenimento, con la specificazione che lo stesso è maturato in epoca successiva all’entrata in vigore della legge;

  5. L’indicazione se il coniuge inadempiente percepisca redditi da lavoro dipendente e, nel caso affermativo, l’indicazione che il datore di lavoro si è reso inadempiente all’obbligo di versamento diretto a favore del richiedente a norma dell’art. 156, sesto comma, del codice civile;

  6. L’indicazione che il valore dell’indicatore ISEE o dell’ISEE corrente in corso di validità è inferiore o uguale a euro 3.000;

  7. L’indirizzo di posta elettronica ordinaria o certificata a cui l’interessato intende ricevere ogni comunicazione relativa all’istanza;

  8. La dichiarazione di versare in una condizione di occupazione, ovvero di disoccupazione ai sensi dell’art. 19 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 150, senza la necessità della dichiarazione al portale nazionale delle politiche del lavoro di cui all’art. 13 del medesimo decreto; in caso di disoccupazione, la dichiarazione di non aver rifiutato offerte di lavoro negli ultimi due anni.

All’istanza, inoltre, deve essere allegata, sempre a pena di inammissibilità:

  1. Copia del documento di identità del richiedente;

  2. Copia autentica del verbale di pignoramento mobiliare negativo, ovvero copia della dichiarazione negativa del terzo pignorato relativamente alle procedure esecutive promosse nei confronti del coniuge inadempiente;

  3. Visura rilasciata dalla conservatoria dei registri immobiliari delle province di nascita e residenza del coniuge inadempiente da cui risulti l’impossidenza di beni immobili;

  4. L’originale del titolo che fonda il diritto all’assegno di mantenimento, ovvero di copia del titolo munita di formula esecutiva rilasciata a norma dell’art. 476, primo comma, del codice di procedura civile.

Entro trenta giorni dal deposito dell’istanza, il Presidente del Tribunale, o un giudice da lui delegato, provvede a trasmetterla al Dipartimento per gli affari di giustizia del Ministero della giustizia, con una propria valutazione circa l’ammissibilità o meno della stessa.

Il Dipartimento sulla base del provvedimento adottato dal presidente del tribunale, accoglie o rigetta l’istanza e in caso positivo provvede, alla scadenza di ogni trimestre, alla liquidazione dell’importo dovuto, nei limiti delle risorse finanziarie in dotazione al Fondo e secondo criteri di proporzionalità.

In ogni caso, all’avente diritto non può essere corrisposta, in relazione a ciascun rateo mensile dell’assegno di mantenimento, una somma eccedente la misura massima mensile dell’assegno sociale (che per il 2017 è pari a circa € 450,00).

Successivamente sarà il Ministero, surrogandosi al coniuge che ha beneficiato dell’erogazione, a recuperare nei confronti del coniuge inadempiente, anche in via esecutiva, gli importi corrisposti al beneficiario.

Si segnala, infine, che il procedimento è esente dal pagamento del Contributo Unificato.

Al di là dei dubbi interpretativi che la disciplina in commento può sollevare, desta non poche perplessità l’onere posto a carico del coniuge “in stato di bisogno” di allegare al ricorso una copiosa quantità di documenti che richiedono, inevitabilmente, un esborso economico: si pensi alla necessità di esperire, preventivamente, una procedura esecutiva, alla visura dei registri immobiliari ecc. ecc.

Il timore è che tutta questa burocrazia possa, ahimè, scoraggiare proprio le famiglie più bisognose.

Avv. Ermelinda Strollo

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